domenica 7 aprile 2013




BARUCH SPINOZA


Chi vive guidato dalla ragione si sforza, per quanto può, di ricambiare l'odio, l'ira, il dispregio, eccetera, di altri contro di lui, con l'amore, ossia con la generosità.
--cit.Baruch Spinoza 
È nato nel 1632 ad Amsterdam da una famiglia ebraica e segue la scuola israelita, ma viene espulso e scomunicato nel 1656 poiché considerato eretico. Qualche anno dopo abbandonò Amsterdam e si stabili a l’Aia (capoluogo dei paesi bassi), dove passó il resto della sua vita. Ha imparato a apprendere un lavoro, imparó a fabbricare e a pulire le lenti. Con questo lavoro guadagnava abbastanza. La sua prima opera fu un Trattato su Dio e sull´uomo e la sua felicitá che andó perduto. Inoltre egli scrisse i Pensieri Metafisici dove espone le sue critiche a Cartesio, un Trattato teologico-politico dove sostiene la necessitá  per uno stato di garantire ai suoi cittadini libertá di pensiero, di espressione e di religione attravverso una politica di tolleranza di tutte le confessioni e di tutti i credi; e l’Etica.




La sua filosofia afferma l’immanentismo di Dio ed in essa convergono temi e motivi appartenenti a diverse fonti, ossia la filosofia ellenistica, la teologia giudaico-cristiana, la filosofia neoplatonico-naturalistica del Rinascimento, il razionalismo cartesiano ed il pensiero arabo, ed infine le sfumature di Hobbes.
 È con lui che vi è il primo esplicito rigetto della concezione biblica e cristiana di Dio.


La filosofia e il raggiungimento del Sommo Bene:
Spinoza concepisce la filosofia come la via verso la salvezza esistenziale (diversamente da Pascal che affida la salvezza alla fede). Questa sua teoria nasce da una sua forte delusione nei confronti dei comuni valori della vita (delle cose terrene) e lo porta alla ricerca di un bene vero in grado di rendere felice l’uomo. Secondo lui infatti i beni terreni (ricchezze, onori, piaceri) sono vani in quanto:

1) non appagano veramente l’animo e i suoi bisogni profondi
2) sono transitori ed esteriori

3) generano inquietudini ed inconvenienti vari
nonostante queste caratteristiche incatenano la mente e ostacolano la ricerca di valori superiori

Ma Spinoza non li critica in quanto tali, egli critica la loro assolutizzazione ossia il ritenerli come l’unico bene che conduca alla felicità, ostacolando di fatto il raggiungimento del sommo bene.
Perciò egli non suggerisce un rifiuto totale dei valori comuni ma una loro relativizzazione in vista di qualcosa di più alto.
Secondo lui l’unico bene in grado di che può soddisfare a pieno i bisogni dell’ animo è un
bene eterno e infinito che garantisca una felicità stabile e ferma, ed identifica la cosa eterna nel Cosmo (panteismo) e il sommo bene raggiunto attraverso l’unione della mente con la natura.




Nell’Etica Spinoza tratta vari problemi delle scienze filosofiche con particolare riferimento
all’etica. Egli costruisce l’opera come una sorta di enciclopedia ed utilizza un procedimento espositivo di tipo geometrico quindi costituito da definizioni, dimostrazioni, assiomi ecc.
Egli parte dal concetto di sostanza, dal quale poi tramite un processo deduttivo giunge a tutto il sapere metafisico.
Egli critica la concezione della sostanza di Cartesio che considera ambigua, inquanto Cartesio aveva, prima ammesso l’esistenza di una sostanza autonoma e indipendente (Dio), poi invece vi aveva aggiunto la res exstensa, una realtà che per esistere ha bisogno di Dio.
 Spinoza elimina il dualismo cartesiano togliendo la res exstensa di una sostanza autonoma e indipendente (Dio), poi invece vi aveva aggiunto la res exstensa, una realtà che per esistere ha bisogno di Dio.


Ció che rimane é una sostanza assoluta: una realtà autosufficiente ed autosussistente che per esistere non ha bisogno di altri esseri e che per essere pensata non ha bisogno di altri concetti. La metafisica di Spinoza é dunque un rigoroso monismo (per lui esiste una sola realtà).
Da ciò egli ricava le altre proprietà della sostanza:
1) è increata poiché per esistere non ha bisogno di altri
2) è eterna in quanto se è increata l’esistenza è una sua proprietà costitutiva
3) è infinita in quanto se fosse finita, non esisterebbe in sé,ma sarebbe contenuta in un altro ente piú grande.






 

Nessun commento:

Posta un commento